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©ART4LIFE | L'esempio illustrato di un animale preistorico |
Venerdì scorso i bambini della scuola L'Isola dei Castori, hanno partecipato al laboratorio dedicato ai colori ottenuti naturalmente dove hanno potuto osservare diverse tipologie di terra come quella nera, la calcarea e l'argillosa. Prima di provare a colorare con la terra ai bambini sono state mostrate alcune immagini che narravano la scoperta della pittura da parte dell'Homo sapiens quando superò una nuova tappa cognitiva legata alla percezione della forma: oltre a fabbricare utensili e armi, l'uomo cominciò infatti a rivelare una propria sensibilità estetica comunicando fatti e avvenimenti tratti dalla vita quotidiana come scene di caccia, silhouette, o le impronte delle mani sugli strati rocciosi (famose sono rimaste quelle presenti nelle Grotte del Borneo). Gli artisti preistorici ci hanno lasciato un gran numero di dipinti murali, incisioni e statue che raffigurano animali. Queste testimonianze ci fanno capire come gli antenati li considerassero parte integrante della loro vita e provassero per loro sentimenti di simpatia, soggezione, ammirazione e paura.
I tre colori di base che usavano gli artisti erano il rosso, il giallo ocra e il nero ricavato dal manganese. Nel Mesolitico a questi colori si aggiunse il bianco. I colori potevano essere applicati sia liquidi che solidi e venivano applicati sulla roccia in diversi modi: a spruzzo (come nelle pitture in cui le mani dell'uomo sono dipinte in negativo), utilizzando dei tamponi a fibre vegetali o adoperando dei pennelli rudimentali fatti con ramoscelli o pelo di animale.
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